Ieri, passeggiando in una zona tranquilla, vicino a un piccolo fiume, sono passata di fianco a un albero che dava l'impressione di essere lì da un qualche centinaio di anni e avvicinandomi ho sentito un profumo particolare e ho capito: è il profumo che ha la legnaia della nostra casa di campagna! Ho avuto un attimo di vera nostalgia (e mi sono sentita molto Proust, insieme alle sue madeleines ;))
Tutto questo per dire che ci sono profumi e sapori che mi ricordano casa: profumi particolari, come la legna, o sapori particolari, come il sapore della focaccia calda che mi ricorda la colazione al bar a Genova (cappuccino e focaccia, magari alle cipolle -suona strano ma è buonissimissima!)
Qui il cappuccino si trova, magari non come in Italia, ma un degno sostituto (se non fosse per il prezzo, ma questo è un altro discorso). La focaccia genovese invece proprio no :( ma io che ho sempre le mani in pasta non mi sono persa d'animo e dopo aver letto milioni di ricette diverse, sono riuscita a crearne una che mi sembra funzioni perfettamente.
FOCACCIA GENOVESE
In pratica ho preso questa ricetta e usata come base, cambiando un po' il procedimento (che ho preso da qui)
- 320 g di farina
- 200 g di acqua
- 20 g di olio evo
- 7 g di sale
- 3 g di miele
- una bustina di lievito di birra secco (7 g qui in Germania)
Formare una palla, mettere a riposare su un piano infarinato, coperta con un telo da cucina, per dieci minuti circa.
Passati i dieci minuti, piegare la pasta in quattro e metterla sulla teglia unta d'olio; ungere anche la pasta in superficie in modo che non si secchi. Far lievitare un'ora (finché comunque il volume non sarà raddoppiato) in un luogo tiepido, senza correnti d'aria (io lo lascio nel forno con la luce accesa)
Tirare la pasta con le mani, senza schiacciarla troppo, in modo che occupi tutta la teglia e far lievitare ancora una decina di minuti.
Ora arriva il momento più importante: i classici buchi della focaccia genovese! Con le mani, premere sull'impasto formando dei buchi, salare con del sale grosso e versare sull'impasto dell'acqua fredda, tanto da ricoprirla abbondantemente (300-350 ml). Far lievitare ancora un'ora e intanto accendere il fuoco alla massima potenza (io uso il programma riscaldamento intensivo, con calore maggiore dal basso, a 300°C)
Infornare e cuocere finché non è appena colorata, togliere dal forno e spennellare di olio, rimettere in forno per un minuto, togliere e spennellare di nuovo e continuare così finché non è dorata (a me non piace molto cotta). Togliere dal forno, spennellare con dell'olio e far raffreddare su una gratella, in modo che rimanga croccante.
Il risultato è questo

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